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La storia delle pedane vibranti

I primi test scientifici riguardanti l'utilizzo delle vibrazioni a scopo potenziativo sul corpo umano risalgono agli anni '50, quando Whedon e alcuni colleghi analizzarono degli effetti positivi ottenuti grazie all'applicazione di vibrazioni generate da un particolare letto oscillante, sulla struttura osseo/muscolare dei pazienti costretti a letto dal gesso a seguito di fratture complesse.

Un successivo studio sperimentale (Hettinger, 1956), dimostrò come la somministrazione di vibrazioni di frequenza pari a 50 Hz, fossero in grado di aumentare l'area di sezione muscolare (quindi di incrementare la massa magra), nonché di diminuire il tessuto adiposo (quindi diminuire la massa grassa, la ciccia, il grasso) all'interno del muscolo stesso.
In campo prettamente terapeutico, quasi quaranta anni più tardi, Schiessl (1997) brevettò l'utilizzo di un macchinario vibratorio, sempre nello stesso periodo Fritton e colleghi. (1997) misero a punto una macchina basata sulle oscillazioni di tipo traslatorio, (tecnica poi abbandonata per i suoi scarsi risultati) In entrambi i casi il campo applicativo di queste apparecchiature era quello di ottenere una stimolazione sulla crescita ossea, grazie a delle specifiche frequenze che potremmo definire con il termine di "osteogeniche".

L'anno seguente i lavori sperimentali di Flieger (1998), dimostrarono come negli animali sottoposti a vibrazioni si registrasse un incremento nella proliferazione ossea. Solamente alla fine degli anni '80 comparvero i primi studi sulla possibilità di incremento delle capacità contrattili dei muscoli sottoposti a sollecitazioni di tipo vibratorio (Nazarov e Spivak, 1987), da allora le ricerche in questo specifico campo si sono fatte sempre maggiori ed esaustive.
I russi Nazarov e Spirav lavoravano per il governo Russo e i loro studi sulla pedana vibrante vennero impiegati a supporto delle attività ginniche degli austronauti nello spazio.

Nei prima anni 90, gli americani riuscivano a stare nello spazio non oltre i 120 giorni ed avevano sempre gravissimi problemi muscolari ed ossei, mentre gli astronauti russi riuscirono a stracciare record su record facendo stazionare nello spazio, sulla stazione orbitante MIR due astronauti per ben 450 giorni.
Sino al 1987 tutti gli studi applicati alla pedana vibrante erano rivolti al quanto si poteva ottenere sull'apparato scheletrico, quindi la cura dell'osteoporosi, recupero dei traumi, decalcificazione ossea, degenerazione ossea, e diminuzione della calcificazione negli astronauti. Da quella data la pedana vibrante e i benefici delle vibrazioni CONTROLLATE vengono analizzati anche dal punto di vista muscolare.